Andare in palestra fa schifo. E va bene così.
Sì, hai letto bene.
A molte persone andare in palestra fa schifo. E non c’è niente di sbagliato in questo.
Ogni anno tantissime persone si iscrivono in palestra. Fanno magari anche uno sforzo economico importante: sei mesi, un anno, abbonamenti completi, ingressi illimitati. Partono motivati, carichi, convinti che questa volta sarà diverso. Poi però succede una cosa molto comune: dopo qualche settimana o qualche mese mollano.
E no, nella maggior parte dei casi non è perché sono pigri.
Non è perché “non hanno forza di volontà”.
E spesso non è neanche perché “non vogliono davvero cambiare”.
Molto semplicemente, magari odiano allenarsi in palestra.
Perché la palestra, per come viene vissuta da tante persone, è una disciplina molto specifica.
Entri, fai la scheda, esegui gli esercizi, conti le ripetizioni, recuperi uno o due minuti, riparti, aspetti ancora, rifai tutto da capo. E per alcuni funziona benissimo. C’è chi ama quel tipo di ambiente, quella struttura, quella mentalità.
Ma non siamo tutti uguali.
Non tutti siamo fatti per stare dentro una sala pesi ad alzare manubri guardando l’orologio tra una serie e l’altra.
Non tutti riusciamo a concentrarci in un ambiente pieno di persone che fanno cose diverse, parlano, occupano gli attrezzi, chiacchierano vicino alla macchina che dovresti usare tu.
E soprattutto: non tutti viviamo il movimento nello stesso modo.
Se ci pensi, quando siamo piccoli o adolescenti non scegliamo uno sport a caso.
C’è chi ama il calcio, chi il basket, chi l’arrampicata, chi nuotare, chi correre, chi fare arti marziali. Ognuno tende naturalmente verso qualcosa che gli piace davvero.
Ed è proprio lì il punto.
Molte persone cercano di obbligarsi a fare attività che non sentono proprie solo perché viene detto loro che “bisogna fare palestra”. Ma allenarsi non significa per forza fare sala pesi.
Allenarsi significa muoversi.
Stare meglio.
Sentirsi vivi.
Costruire salute fisica e mentale.
E questo si può fare in tantissimi modi diversi.
È anche per questo che io ho scelto di non lavorare nella classica palestra tradizionale. Ho preferito creare un approccio diverso: allenare all’aperto, raggiungere le persone, costruire allenamenti che abbiano una direzione ma che tengano conto anche di ciò che piace davvero a chi ho davanti.
Perché secondo me una persona ha molte più probabilità di essere costante se si diverte o comunque se si sente bene mentre si allena.
Ovviamente qualche compromesso bisogna accettarlo.
Ci saranno sempre esercizi meno piacevoli ma utili da inserire. Fa parte del percorso. Però c’è una grande differenza tra fare un allenamento intero che odi e fare magari venti minuti meno divertenti dentro un’ora che invece ti piace davvero.
Se a una persona piace fare cardio, si può lavorare partendo da quello.
Se piace un allenamento più dinamico stile functional o cross training, si può costruire attorno a quello.
Se uno preferisce allenarsi all’aria aperta invece che chiuso dentro quattro mura, anche quello cambia completamente il modo di vivere il movimento.
Il problema è che spesso si cerca di adattare la persona allo sport, quando invece sarebbe molto più intelligente adattare lo sport alla persona.
Perché la costanza non nasce quasi mai dall’obbligo.
Nasce dal piacere.
E quando trovi un modo di allenarti che senti tuo, tutto diventa più naturale: ti pesa meno iniziare, meno continuare e perfino i risultati arrivano più facilmente, perché riesci finalmente a dare continuità a quello che fai.
Non tutti siamo fatti per la palestra.
E non c’è niente di male in questo.
L’importante è trovare il proprio modo di muoversi.